"Albero genealogico Di Giacomo"
DALLE SCALE DEL VICO PARADISIELLO ALLA LUCE DEL SET
Le nostre radici dal lontano 1815 al 2026
Sono Mimmo Fontanella, nato a Napoli nel 1961. Da quarantadue anni spendo la mia vita sui set cinematografici e teatrali, prima come fotografo d’autore e direttore della fotografia, e oggi come regista e autore. Chi conosce il mio percorso sa che ho dedicato gran parte della mia produzione, come il libro “URLO“, a catturare l’anima profonda di Napoli, i suoi contrasti, e quel coro vibrante di voci che custodisce una dignità antica.
Questo albero genealogico, ricostruito con pazienza e dedizione, non è solo una lista di nomi e date: è la scoperta di un filo rosso invisibile, di un’arte spontanea che si tramanda nel DNA.
Ho sempre pensato che la mia vocazione per la luce e per il racconto d’autore fosse una scelta puramente personale.
Oggi, guardando questa mappa familiare, capisco che è la risposta a un richiamo antico, a un’eredità biologica che ha semplicemente cercato una nuova forma per esprimersi.
"L' Antico Ceppo"
"Il Filo Rosso della Memoria"
Salendo i gradini del tempo, la nostra storia si divide in tre anime generate dallo stesso ceppo: quella accademica e letteraria del medico Francesco Saverio (padre del poeta Salvatore Di Giacomo), quella ritmica e travolgente del celebre batterista Gegè Di Giacomo, e quella verace dei miei bisnonni Salvatore Di Giacomo (cugino di 1° grado del poeta) e sua moglie Anna Esposito, che abitavano tra il verde e i gradini di tufo del Vico Paradisiello, adiacente a via della Veterinaria.
Nelle nostre vene scorre lo stesso sangue che ha saputo tradursi in poesia, in musica e, nel mio caso, in immagini.
È un modo comune di sentire e decifrare la realtà, che passa dalla penna del poeta alle bacchette del musicista, fino ad arrivare al mio obiettivo, capace di scolpire la luce per raccontare una storia.
Mia nonna, Anna Di Giacomo, figlia di Salvatore (cugino di 1° grado del poeta), nata nel 1900, sposa di mio nonno, Mimì Fontanella, nato nel 1897, i loro figli, Elena, mio padre Salvatore , nato nel 1928, poi Renato e Rita, mi hanno consegnato l’orgoglio di questa appartenenza.
In queste pagine ho voluto mettere ordine tra i documenti, i ricordi e le foto storiche, il vecchio balconcino dove loro abitavano, tutto per lasciare a chi verrà dopo di noi la certezza di un legame indissolubile con l’anima culturale, artistica e popolare della nostra città.
L’inizio del viaggio, anno 1960, un anno prima della mia nascita. A mamma Tittinella e papà Salvatore, custodi silenziosi di ogni mio passo e del mio sguardo sul mondo.
"Il Riflesso Invisibile sul Mio Obiettivo"
Guardando a giganti come Salvatore e Gegè Di Giacomo, non posso che provare un senso di profonda riverenza e mettermi idealmente all’ultimo posto, un passo indietro. Eppure, da fotografo e autore, avverto un brivido che tocca da vicino il mio cammino quotidiano. Anche se, a mio umile parere, c’è una sola cosa materiale che mi accosta a loro: le radici nel quartiere di San Carlo Arena.
Loro hanno dedicato la vita a rincorrere la verità dei sentimenti: uno lo faceva traducendo l’anima in poesia sulla carta, l’altro offrendo il proprio soffio vitale attraverso il ritmo e la musica.
Oggi, a distanza di un secolo, quando cerco nel mio piccolo di comporre un’inquadratura, o provo a comprendere i forti contrasti di luce e ombra della nostra Napoli, mi accorgo di guardare verso quella stessa direzione. Soprattutto quando scrivo, avverto una forza sottile, come se qualcuno mi dettasse le parole e mi spingesse la mano, guidando il mio sguardo dal basso verso l’alto. Non so se sia lo spirito di questa terra, il sangue o una voce invisibile, ma per me resta un tentativo silenzioso di inseguire la bellezza. Una dedizione all’arte che questi maestri ci hanno lasciato e che oggi, in qualche modo, continua a guidarmi e a ispirarmi.
