I vicoli di Napoli nascono segreti antichi,
dove la storia e la leggendasi intrecciano in un abbraccio senza tempo.

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"VIAGGIO NELLA SPACCANAPOLI"

La magia di una città che ha il fascino di un teatro a cielo aperto. Dritta con la schiena, orgogliosa, avanti con un passo sicuro. Lo smog delle voci dei venditori ambulanti, degni, nonostante le difficoltà e segnati da una vita vissuta amaramente ti dispensano consigli, disorientati ti chiedono loro stessi pareri, ti guardano dal basso e non disdegnano una parola. Nelle piccole viuzze si odora profumo di detersivo per i panni colorati stesi in strada, o nei giorni di festa il profumo del ragù. Qui si vive anche sulla strada, nei bassi e, talvolta, anche sotto. Così capita anche di stendere panni sui marciapiedi, tra un’auto parcheggiata, o tra l’altarino di un Santo e una bottega.I piccoli negozietti, per fortuna, hanno ancora la meglio, le botteghe nonostante nascoste nella penombra, hanno una identità tutta loro. Una metropoli invasa di artisti, musicisti, ci sono i pastorai di San Gregorio Armeno, c’è la signora che ti vende i fazzoletti di carta e i cerotti, ci sta l’acquafrescaia, chi vende solo frutta e verdura, ci sono tanti antiquari, librai ambulanti, pizzaioli a non finire e perfino i lustrascarpe.Insomma Napoli è piena di difetti eppure riesce a farsi perdonare e nessuno ne è immune , perchè tutti e dico tutti, hanno quel fascino di qualcosa dal sapore ancora un po’ antico.

"Napoli vista dalla sua collina del Vomero"

“Il mio viaggio” ha inizio dalla fantastica Vista dalla Certosa di San Martino, notiamo una stradina che sembra tagliare un due la città e infatti dalla zona collinare del Vomero è possibile vedere proprio questa netta spaccatura come fosse un enorme solco tra i palazzi e le chiese di Napoli.

È una delle vie più suggestive del centro storico della città di Napoli è sicuramente la lunga strada che dall’alto dei quartieri spagnoli arriva fino a Via Duomo nel quartiere di Forcella: Spaccanapoli.

Il centro storico di Napoli è dal 1995 Patrimonio dell’Unesco e il decumano inferiore assieme al decumano maggiore e il decumano superiore rappresentano una delle tre strade principali dell’impianto urbanistico che venne utilizzato già in epoca greca e che anticamente attraversavano in tutta la loro lunghezza l’antica Neapolis.

Se vi siete chiesti come mai Spaccanapoli è così famosa, in questo articolo vi spiegherò come arrivare e come poter apprezzare al meglio questa famosa arteria della città di Napoli.

Una scena del film “Napoli velata” di Ferzan Ozpetek, è nella cornice della meravigliosa Certosa di San Martino si svolge la scena della tombola vajassa, uno dei riti più belli e caratteristici della città partenopea. Adriana e Pasquale vi partecipano per chiedere il significato dei numeri: 42-18-75-10.

  • 42: il caffè (Simbolo di pausa, incontro e piacere condiviso).
  • 18: ‘o sango (Simboleggia sangue, sia come linfa vitale sia come violenza o sventura).
  • 75: Pulcinella / Pulecenella (Maschera teatrale, furbizia, fame).
  • 10: I fagioli (Indica situazioni casalinghe, preparazione di pasti o la necessità di risparmio).

"Napoli dall'alba alla quotidianità"

Somo miticoloso, a volte ossessivo. Quando ho in mente un film vado a fare prima i sopralluoghi, mi alzo anche alle quattro del mattino per vedere prima la luce che cambia, fotografo e riprendo ogni angolo della location predestinata, poi ritorno a casa e completo l’opera. 

Ora ci immergiamo nelle “viscere” di Napoli dove si evoca anche il legame carnale dei napoletani con la propria terra e le proprie radici

Scatti tratti dal mio libro "URLO"

Il Miracolo di San Gennaro

Tre volte all’anno a Napoli si celebra il rito della liquefazione, che prevede il ripetersi del cosiddetto “Miracolo di San Gennaro”, cioè la liquefazione del Sangue che secondo la tradizione fu raccolto dal corpo del patrono della città, allora Vescovo di Benevento martirizzato a Pozzuoli nel 305 durante le persecuzioni di Diocleziano. Il rito prevede l’estrazione di una ampolla che contiene il sangue da una nicchia della reale cappella nel Duomo di Napoli e l’esibizione dell’ampolla ai fedeli.

Fedeli durante lo struscio della speranza davanti alla statua di San Gennaro Duomo di Napoli
Fedeli durante lo struscio della speranza davanti alla statua di San Gennaro Duomo di Napoli
Fedeli durante lo struscio della speranza davanti alla statua di San Gennaro Duomo di Napoli

Lo struscio della speranza

Fedeli durante lo struscio della speranza davanti alla statua di San Gennaro Duomo di Napoli
Fedeli durante lo struscio della speranza davanti alla statua di San Gennaro Duomo di Napoli
Fedeli durante lo struscio della speranza davanti alla statua di San Gennaro Duomo di Napoli
Alessandro Cecchi Paone mostra la statuina di San Gennaro foto di Mimmo Fontanella

Forse non sarà vero ma io ci credo!

La gestualità napoletana è un linguaggio simbolico millenario, codificato per esprimere emozioni che le parole non possono caricare dello stesso peso emotivo.
L’origine risale alla Neapolis greca e al suo porto multiculturale: nei mercati antichi, il corpo era l’unica lingua universale per commerciare con arabi, spagnoli e francesi. Nel 1832, l’archeologo Andrea de Jorio dimostrò che i gesti dei napoletani erano identici a quelli raffigurati sui vasi greci e sugli affreschi di Pompei. La Commedia dell’Arte e Pulcinella hanno poi teatralizzato questa forma d’arte.
I gesti più iconici hanno significati precisi:
  • Le dita unite oscillanti verso la bocca significa: ma che bbuò? Ma che staje ricenno? “Ma che vuoi?” o “Che dici?”.
  • Ma se la mano viene fatta ruotare ripetutamente sul proprio asse: il gesto assume proprio un’altro significato: ‘o chiò chiò “Sei tutto scemo”
Turisti a Napoli verso Via dei Tribunali

Il caffè sospeso

Il caffè sospeso è un’antica tradizione napoletana di solidarietà, che consiste nel pagare due caffè al bar e di consumarene solo uno, lasciando l’altro a disposizione di chi non può permetterselo. Nato come gesto di condivisione e “calore umano” durante la Seconda Guerra Mondiale, rappresenta un atto anonimo di generosità e fratellanza. Oggi è un patto d’onore che mescola la nobile filosofia del al fiuto spietato per gli affari, capace di far pagare al donatore due caffè invece del singolo consumato, moltiplicando il profitto con il pretesto della solidarietà.

Signò! Gentilmente sapete che ore sono? Sono le ore… ma perchè che tieni da fare?

Accoglienza e Generosità: I napoletani sono rinomati per la loro ospitalità verace e la capacità di far sentire chiunque a casa, affrontando spesso le difficoltà della vita con uno spirito scherzoso e senza drammi.

San Gregorio Armeno

Via San Gregorio Armeno è il cuore pulsante dell’Arte presepiale napoletana, situata nel centro storico tra Via dei Tribunali e Spaccanapoli.  Conosciuta in tutto il mondo come la “via dei presepi”, questa stretta strada ospita botteghe artigiane che portano avanti una tradizione secolare tutto l’anno.
L’Arte Presepiale e le Botteghe
L’artigianato di San Gregorio Armeno è celebre per la capacità di fondere il sacro con il profano.

Botteghe Storiche: Maestri artigiani come quelli della Bottega di Capuano o di Scuscià di Lello Vinci creano a mano statuette in terracotta e scenografie dettagliate. Personaggi Contemporanei: Oltre ai pastori classici, le vetrine si riempiono di caricature di politici, calciatori e celebrità, rendendo ogni visita una scoperta ironica dell’attualità. 

L' arte di Arrangiarsi

“L’Arte di Arrangiarsi” e Malizia: Frutto di una storia complessa, il napoletano ha sviluppato una particolare “furbizia” o malizia (espressa nel celebre detto “cca nisciun è fess”), intesa come intelligenza pratica per difendersi e affrontare le sfide quotidiane.

…Trovo nel popolo napoletano la più geniale e vivace industria, non per diventare ricchi, ma per vivere senza occupazioni.

Da grande farò il "TIR"

“Sciò sciò ciucciuvè” è una celebre formula scaramantica napoletana usata per scacciare la sfortuna, il malocchio e la cattive influenze. Deriva dall’espressione “Via via civetta” (la civetta era simbolo di sventura), spesso recitata insieme ad aglio, sale e corni rossi per allontanare l’invidia.

Un parcheggiatore molto speciale

Una serata di dicembre. Il sole sembra non mettersi d’accordo con il tempo, piove. Gli sposi hanno appena lasciato l’altare e affidano alla fotografia la loro vibrante felicità. Antonio ha il viso abbronzato e segnato dalle rughe, indossa una camicia maltrattata e un pantalone di due taglie più grande. Nonostante la pioggia, mantiene comunque il suo berretto bianco come fiero segno distintivo della sua attività: il parcheggiatore. Si definisce “parcheggiatore delle spose”, attività che esercita da ben quarant’anni.

Era il periodo del boom economico quando venivano fuori le prime utilitarie e Antonio aveva ben cura di parcheggiare quella Fiat 1100 dalla quale scendeva la sposa. C’erano poi le 600 e le 500 degli invitati e non mancava qualche modello americano preso magari a noleggio per l’occasione. In circolazione c’era ancora qualche carrozza, ma la sua carriera è iniziata solo ed esclusivamente con l’avvento delle automobili. In tanti anni ne ha visti di abiti bianchi anche se, in fondo, fino ad oggi non è mai cambiato niente…  sembra quasi che ci sia un copione di vita che tutti ormai recitano a memoria. Il lavoro di Antonio è occasionale, ma per lui non esiste lavoro più stabile. Insegue i matrimoni in ogni parte della città e a chi gli chiede la tariffa, risponde:“ Dottò a piacere vostro!”

La dignità di un Artista

Ogni artista intinge il pennello nella sua anima e dipinge la sua stessa natura nelle sue stesse immagini.

Benché si legga inequivocabilmente, quel piccolo brivido di povertà che provo mentre l’artista ritrae il mio volto, vedo scolpita nei suoi occhi una figura immaginaria di un uomo libero e pulito dentro, nonostante stia nella miseria. Non ha lavoro, forse è anche un uomo solo, senza neanche una fissa dimora. Sento sulla sua pelle e sul suo foulard un profumo di lavanda che inebria i miei pensieri e nascosta fiera dietro gli occhialini, un’espressione di un uomo che tiene orgoglioso e vivo il senso di meraviglia nel mondo, un qualcosa che si porta dentro con le proprie paure ma senza barare, qualcosa che forse non ha mai perso o venduto… la sua dignità.

“Voglio fare questa vita. Voglio vagare per la mia città ed essere libero, mi basta avere la possibilità di incontrare persone che credono in me e mi possano aiutare a mettere un piatto a tavola”. 

Passione e Creatività: La cultura napoletana vive di passioni profonde, che si riflettono nella geniale creatività,  nell’arte, nella musica, nel teatro e in una tradizione culinaria celebre in tutto il mondo.

Lo sciopero

Nel settembre 2015, una coppia di sposi ha visto il proprio matrimonio al Duomo di Napoli interrotto da una protesta di sfrattati dell’ex orfanotrofio di Ponticelli.
I manifestanti avevano occupato la cattedrale per protestare contro la Curia, interrompendo la cerimonia che si stava svolgendo all’interno. 

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    Fotografia Mimmo Fontanella

    Dal 1978