"L' OMBRA DI GIUDITTA GUASTAMACCHIA A CASTEL CAPUANO"
Tra Fotografie Ritrovate e Visioni Esoteriche
Il confine sottile: la mia scrivania, Giuditta e le ombre del passato
Da Autore e fotografo, so che la luce e l’ombra si parlano sempre. Questa incredibile scoperta mi ha spinto a guardare ancora più a fondo dentro un’altra ombra che mi ossessiona da mesi: quella di Giuditta Guastamacchia. La sua storia non è nata da una semplice ricerca, ma mi è venuta a cercare nel sonno. Ho scritto la sceneggiatura del mio film, “Shadows in the Light“, sognandola notte dopo notte, seduti sulla sponda di un riscello, mentre lei stessa mi raccontava, passo dopo passo, la sua terribile vicenda.
La suggestione è diventata ancora più profonda quando, quasi per un richiamo del destino, ho scoperto che lo stesso Salvatore Di Giacomo scrisse un romanzo intitolato “Luci ed ombre napoletane“, ambientato nel 1800 proprio nel periodo delle impiccagioni. Una coincidenza di titoli e di atmosfere che mi fa tremare i polsi. Le anime del passato chiedono di essere raccontate, e la mia macchina da presa è pronta a dare loro di nuovo la luce.
"IL FANTASMA DELLA VICARIA: la Storia di Giuditta Gustamacchia"
- Giuditta cercava un rifugio dalle violenze del padre e iniziò a frequentare la parrocchia.
- Don Stefano la accolse con una dolcezza che la affascinò profondamente.
- Tra lo sguardo fiero della giovane e la sensibilità del prete nacque un sentimento travolgente.
Il primo matrimonio e la fuga
Il dramma del piccolo Angelo e l'arrivo a Napoli
- Nicola continuava a minacciarla e a istigarla a lasciare la casa.
- L’uomo la picchiava regolarmente, maltrattando anche il bambino.
- Durante un violento scontro, Giuditta affrontò il padre con occhi minacciosi e braccia alzate.
Il viaggio fu drammatico. Dopo una notte intera passata sotto la pioggia battente, riparati solo dalle fronde di un albero, il piccolo Angelo si ammalò gravemente di bronchite. Giuditta era disperata. Fortunatamente, un carrettiere diede loro un passaggio fino a una locanda gestita da amici. In quel luogo, Giuditta decise di lasciare il figlio in affidamento a una giovane coppia di proprietari. Purtroppo, poco tempo dopo, il piccolo Angelo morì all’età di soli due anni.
La trappola finale a Napoli
Il Matrimonio d'Ipocrisia e il Vero Movente del Prete
Per evitare che la verità venisse a galla, Don Stefano decise che il nipote doveva morire. Di conseguenza, il 23 marzo del 1800 il complotto divenne una tragica realtà. Il prete riunì una vera e propria setta criminale per compiere l’omicidio. Oltre al padre di Giuditta, Nicola, ritenuto suo complice, si aggiunsero altri due personaggi a completare la macabra compagnia. Si trattava del chirurgo Pietro De Sandoli e del barbiere Michele Sorbo.
"Il Diario Napoletano dell'Avvocato Carlo De Nicola"
CRONACHE DAL PATIBOLO
Ci sono documenti capaci di squarciare il velo del tempo per restituirci la verità più cruda della nostra storia. Tra questi, spicca indubbiamente il “Diario Napoletano” di Carlo De Nicola. Scritto giorno per giorno, e a tratti ora per ora. Questo registro offre una cronaca minuziosa e in tempo reale della vita intima di Napoli. L’autore cattura i sentimenti popolari, gli entusiasmi e le tragedie della rivoluzione. Il racconto parte dagli anni della caduta del vecchio regno borbonico, attraversa i mesi cruciali della Repubblica Napoletana del 1799 e giunge fino alla Restaurazione del 1820.
Sfogliando queste pagine ingiallite, scritte in una grammatica arcaica, con infiltrazioni del dialetto napoletano italianizzato, ci si imbatte improvvisamente nei dettagli più oscuri della cronaca nera dell’epoca. Di conseguenza, il diario diventa una testimonianza drammatica e agghiacciante, in particolare nelle annotazioni scelte che vanno dal 17 al 21 aprile 1800. Sono i giorni esatti che accompagnarono la fine di Giuditta Guastamacchia. De Nicola descrive con precisione chirurgica l’organizzazione dell’omicidio, l’orrore del corpo sezionato nel calderone e la successiva cattura dei fuggitivi a Capodichino. Infine, il cronista ci porta direttamente sul selciato di largo delle Pigne, oggi piazza Cavour, il 19 aprile. Lì, una folla oceanica assistette al macabro spettacolo dei quattro condannati trascinati sui cavalli verso la forca della Vicaria.
Atto I: Il Complotto e la Trappola in Casa
Giovedí 17 aprile 1800
Circa le ore tre terminò a decidersi anco in grado di nullità la causa di morte in Vicaria, e la sentenza fu di forca per quattro, cioè la donna, il di lei padre, il chirurgo, ed il sicario, per tutti i precedenti lo strascino, e coll’amputazione di testa e mani dopo morti per attaccarsi alle mura della Vicaria. Il prete ebbe la condanna alla fossa di Maritimo vita durante, la minorazione per lui fu occasionata dal non aversi voluto trovar presente all’atto dell’assassinio; altri dicono non averci assentito. La esecuzione sarà al largo delle Pigne, perché voleva farsi al luogo del delitto che sarebbe stato il largo della Carità, ma per essere luogo angusto si fissò poi il largo delle Pigne; se la sentenza verrà quest’oggi approvata, la esecuzione sarà sabato.
Venerdi 18 aprile 1800
La scorsa notte è stata spogliata una bottega di mercanti al largo Gerolomini. Sono già in cappella per eseguirsi domani i quattro condannati. Le circostanze che accompagnarono il loro delitto sono così corrorose che mi do la pena di accennarle. Il di lei nome è di Giuditta. Conviveva con un prete per nome d. Stefano che faceva u mastro di scola. Cinque anni sono, il prete fece venire da Terlizzi un suo giovine nipote e fece sposargli la donna, la quale stava sempre a disposizione del prete.
Atto II: L'Orrore del Calderone e la Fuga a Capodichino
Il Giorno del Patibolo
Sabato 19 aprile 1800
Il Tribunale si è sciolto questa mattina alle ore 15. Il presidente, vedendo il concorso del popolo che là si affollava, ha creduto prudente condotta sciogliere il Tribunale. La giustizia è uscita poco dopo mezzogiorno. Precedeva il padre di lei, indi la Giuditta, poi il chirurgo, l’ultimo era il barbiere. Tutti e quattro trascinati sulla tavola tirata da cavalli. Per le ore 20 tutto era terminato.
I Verbali del Fisco e i Vecchi Segreti
Il Macabro Ritrovamento e la Tortura
Questa mattina è arrivato il pacchetto da Palermo che aspettavasi con ansia, sentiremo che reca. Gol pacchetto ieri vennero d. Onorato Ghietani e sua moglie, e il duca di s. Demetrio. Le notizie che hanno portate sono, che il pacchetto s’ era trattenuto perchè doveva portare l’indulto e il piano dei Banchi, ma che poi era stato spedito. S. Demetrio soggiunse, avergli detto la Maestà della Regina, che potea dire arrivando, che sicuramente col pacchetto venturo sarebbe venuto l’uno e l’altro. Per l’indulto, si dice che contiene la esclusione dei cospiratori e Sala patriottica.
Si dice che Vaglio sia assicurato della grazia, e che la Regina ne abbia scritto alla madre, dichiarandosi essa garante della vita del figlio…
Il Capro Espiatorio di una Giustizia Misogina
Come registi e autori, noi cerchiamo un’altra verità. La memoria di Napoli ci insegna una lezione fondamentale. I fantasmi sono sempre innocenti. Queste anime arrivano in sogno perchè sono rimaste bloccate nella nostra dimensione per un unico motivo. Loro cercano solo la giustizia negata in vita
I Soprusi della Rivoluzione e i Registri Bruciati
I moti rivoluzionari a Napoli portarono a esecuzioni sommarie e soprusi che seppellirono verità scomode. Per proteggere i potenti coinvolti ed evitare querele, lo Stato ordinò di bruciare i registri ufficiali, cancellando le prove dei crimini.
L'Oltraggio della Scienza: Il Teschio Senza Pace
L’orrore su Giuditta continuò decenni dopo la sua morte: il suo teschio fu studiato da medici e alienisti per dimostrare una presunta predisposizione biologica al crimine. Sezionato con annotazioni frenologiche, il cranio non fu mai ricongiunto al corpo, negando alla giovane una degna sepoltura. Oggi il suo teschio è custodito nel Museo Anatomico (MUSA) dell’Università Vanvitelli di Napoli.
